domenica 9 maggio 2021

La storia di Biancamela

Il vostro amico produttore di mele vi ha incaricati organizzare la classificazione della produzione per la vendita. Dovrete dividere le mele in due classi in funzione del calibro. La produzione comprende mele di varietà differenti, ma estremamente simili, e la classificazione che dovete organizzare deve riguardare solo le mele della varietà pregiata Biancamela.

Decidete quindi di stilare il seguente protocollo operativo a cui il personale dovrà attenersi nello svolgere il lavoro di confezionamento:

  • Il primo operatore selezionerà soltanto le mele del tipo Biancamela, che secondo voi sono facilmente riconoscibili dalle altre e quindi non è necessario specificarne le caratteristiche, e le inserirà in vaschette da 15 unità
  • Il secondo operatore misurerà il diametro massimo di ciascuna mela e riempirà le confezioni per la vendita secondo uno schema che non prevede deroghe:
    • Una confezione rossa con 15 mele con diametro superiore ai 5 cm 
    • Oppure tre confezioni oro con 5 mele ciascuna con diametro superiore ai 7 cm 
  • Se non sarà possibile riempire le confezioni secondo lo schema precedente (una o tre confezioni) le mele saranno mandate al macero.

Dopo un breve periodo di prova il vostro amico (ex?) vi caccia dall'azienda scagliandovi contro le mele (della qualità meno pregiata). Riuscite ad intuire il perché?



martedì 17 novembre 2020

Esattamente qui




Immaginate di essere in un bosco con tanti alberi, ma radi e per questo visibili anche a grande distanza. Avete deciso di sfruttare quel posto per nascondere un piccolo tesoro: un minuscolo diamante.
Il bosco ha una caratteristica peculiare che lo rende ottimo per questo scopo. Tutti gli alberi sono contrassegnati da etichette di identificazione e quindi riconoscibili in maniera univoca. Decidete così di utilizzarli per indicare il posto esatto dove interrare il tesoro. Avendo però a disposizione solo un metro a nastro decidete di adottare il seguente sistema per identificare in futuro il punto esatto: sceglierete un certo numero di alberi da cui misurare la distanza del punto X. In teoria basterebbero le misure da tre alberi per identificare univocamente il punto prescelto. Nella pratica però gli errori di misura sono tanti. Il nastro è flessibile, il terreno un po' irregolare impedisce di seguire esattamente la linea retta tra albero e punto X, per gli alberi più distanti una sola stesura del nastro non basta e sono necessari più stendimenti, il nastro ha una precisione centimetrica, il punto di contatto sull'albero è difficile da identificare, ecc... Insomma per sopperire a tutte queste fonti di errore una possibile la soluzione sembra essere quella di abbondare un po' con le misure. Non tre (il minimo teorico), ma cinque o dieci.
O forse è meglio di più? in fondo alberi se ne vedono tanti e alla fine, forse, un po' di lavoro in più adesso renderà più precisa l'identificazione del punto in seguito.
Ma è proprio così?


domenica 19 aprile 2020

Con la massima precisione.

Il grafico in alto mostra il totale delle misure, quello in basso solo le misure opportunamente selezionate. In ciascun grafico sono riportate le rette corrispondenti al valore medio e valore medio+-deviazione standard.


Il Servizio di Soccorso Interforze ci ha chiesto, per organizzare al meglio eventuali interventi presso la nostra sede, di fornirgli una misura quanto più precisa possibile dell'altezza dei dipendenti. Siccome loro non hanno tempo da perdere (al contrario di me) vogliono il valore medio e la deviazione standard via SMS.
Il risultato della misurazione di tutti i dipendenti è il seguente:
Altezza media 1,749 metri deviazione standard +- 0,148. 
Una commissione scientifica interna visti i risultati ha deciso che fosse scandaloso produrre un dato con una così grande variabilità. E' stato quindi deciso, al fine di fornire una misura più precisa, di togliere dall'insieme delle misure tutte quelle che superavano la deviazione standard.
Il testo inviato via SMS è il seguente:
Altezza media 1,737 metri deviazione standard +- 0,085. 

Chi ha un minimo di dimestichezza con le misure (di qualunque misura si tratti) si renderà immediatamente conto che l'espediente utilizzato è profondamente scorretto. Adottare un comportamento simile equivale a dire: scelgo opportunamente i dati dell'insieme completo prendendo solo quelli che mi consentono di ottenere il risultato che voglio. Se si trattasse di un procedimento corretto perché non ripeterlo così da migliorare ulteriormente la precisione della misura? alla fine si potrebbe arrivare ad ottenere un valore medio calcolato su una sola misura e con una deviazione standard pari a zero.

Forse a molti l'esempio, inventato, che ho fatto in questo post può sembrare bislacco e incomprensibile. Si tranquillizzino costoro, la stessa meraviglia è stata mostrata da alcuni miei colleghi quando l'ho proposto per illustrare l'errore al quale stavamo incorrendo avendo implementato questa possibilità in un programma che utilizziamo comunemente.

sabato 11 agosto 2018

O l'una o l'altra

Ci sono cose che proprio non capisco. E sono tante. E più sono apparentemente semplici e più mi provoca fastidio non capirle.

Chi segue con interesse la divulgazione scientifica avrà ascoltato innumerevoli volte la spiegazione del perché la Luna mostri sempre la stessa faccia alla Terra. Secondo la quasi totalità dei divulgatori (alcuni estremamente autorevoli) la spiegazione è che mentre la Luna ruota intorno alla terra (per l'esattezza intorno al centro di massa del sistema Terra-Luna) contemporaneamente ruota su se stessa e i due periodi di rotazione coincidono.

Nella illustrazione seguente è rappresentata la rotazione intorno ad un punto C di una figura nel piano. Ciascun punto della figura è ruotato del medesimo angolo rispetto al centro C di rotazione. Senza bisogno di altro la figura mostrerà sempre la stessa faccia ad un osservatore posto in coincidenza del punto C.

Rotazione di una figura piana intorno ad un punto. Immagine tratta da Wikipedia.

La stessa trasformazione rappresentata nella illustrazione precedente può essere ottenuta immaginando di traslare la figura nella nuova posizione e poi ruotarla su se stessa intorno al suo centro geometrico.

Traslazione da P a P1 del cerchio e successiva rotazione del cerchio intorno al centro del cerchio stesso.

I due modi di operare la trasformazione sono alternativi ed equivalenti.

Mi sembra scorretto parlare di rotazione intorno al centro di massa Terra-Luna e contemporanea rotazione della Luna su se stessa per giustificare il fatto che la Luna mostri sempre la stessa faccia alla Terra. Ho l'impressione che venga confusa la traslazione lungo una traiettoria circolare, ellittica nel caso della Luna, di centro C con la rotazione intorno al medesimo punto C.

Di seguito un paio di esempi:
https://www.youtube.com/watch?v=eWYJw53-et0 al minuto 11:35

https://www.youtube.com/watch?v=3uIwjA_X2Sk in cui si evidenzia bene l'ambiguità senza esplicitarla

P.S.
È doveroso precisare che qui non si sta proponendo una nuova visione della gravitazione. Semplicemente vorrei far notare che anche in un modello estremamente semplificato, rappresentativo di una realtà molto più complessa, andrebbe considerata la sua coerenza interna.

martedì 22 maggio 2018

Aggiornamento software




Quando nel 2015 scrissi del cerotto (o dovrei tradurre patch con "aggiornamento software"?) Taopatch non pensavo che mi sarei trovato qualche anno dopo a discutere di quelle banali considerazioni al cospetto di un giudice. Sebbene qualcuno avesse scherzosamente auspicato nei commenti al post di assistere allo scontro in tribunale tra l'inventore del cerotto quantico e lo scrivente, ritenevo poco utile proprio per il sedicente inventore questo scontro e quindi mi sembrava inverosimile. Mi sbagliavo clamorosamente e il mio sbaglio era frutto di almeno due grossolani errori di valutazione.

Pensavo, in maniera del tutto errata, che conscio di fare affermazioni tanto palesemente inverosimili il legale rappresentante della Tao Technoogies Fabio Fontana mai avrebbe iniziato un'azione legale. Invece prima un invito alla mediazione (chiedendomi quasi 300.000 euro di danni) e poi, a seguito del mio rifiuto a qualsiasi accordo, un procedimento urgente (dopo quasi tre anni dai fatti?) al tribunale di Padova. E questo solo per aver manifestato alcuni dubbi circa le affermazioni presenti allora nel sito aziendale. Ritenevo che rischiare di far conoscere l'invenzione al di fuori di un pubblico di ingenui fosse ritenuta un'eventualità da evitare. Mi sbagliavo.

Più grossolano e grave è stato il secondo errore. Pensavo che avrei facilmente ottenuto un parere riguardo al prodotto da parte di chi ha le competenze scientifiche adeguate. Nel corso dei mesi ho cercato invano di ottenere qualche dichiarazione di un esperto che valutasse l'ipotesi Taopatch, nulla di particolarmente compromettente. Sarebbe bastata una dichiarazione nella quale, alla luce delle conoscenze attuali e dei dati forniti dal produttore, si fosse evidenziato che le applicazioni vantate apparivano fortemente irrealistiche. Purtroppo anche esponenti autorevoli e di assoluto primo piano nel mondo scientifico e accademico non hanno ritenuto di potersi esprimere nei confronti di un dispositivo medico di classe 1 che sfruttava entanglement, nanotubi di carbonio, quantum dots ed emetteva (allora come oggi) fotoni coerenti.

A fronte di un quadro così desolante che mi lascerà, penso per molto tempo, la sensazione di una colpevole superficialità nell'affrontare questi temi da parte di singoli e di istituzioni sono sinceramente contento di aver conosciuto persone che si sono fattivamente impegnate per darmi il loro supporto qualificato ed utile.
Ringrazio Sylvie Coyaud e Gianni Comoretto per i tanti consigli e le informazioni utili.
Non meno sentito è il ringraziamento a chi, pur volendo restare anonimo, ha contribuito fornendomi documenti determinanti.

Provvedimento Tribunale di Padova



domenica 12 marzo 2017

Risposta giusta o domanda sbagliata?

Di recente mi sono imbattuto in un post che segnalava il seguente quesito come un esempio di "quiz idiota". Immaginando di rimuovere il setto tra il contenitore 5 e il 2, perché secondo l'autore altrimenti il quiz sarebbe troppo semplice, viene fornita la soluzione della versione con tutti i raccordi aperti. Secondo l'autore di quel blog: "la risposta è che si riempie prima il 2".

Immagine tratta da lidimatematici

Ho cercato di far notare che forse la domanda è ambigua. Cosa si intende con "riempito"?
  • il raggiungimento del livello di scarico nel contenitore successivo?
  • il riempimento totale del contenitore?
Nessuna delle due interpretazioni consente al contenitore numero due di vincere la sfida. La prima definizione rende vincente il contenitore numero 1, la seconda il contenitore numero 3.
Per rendere vincente il contenitore numero 2 si dovrebbe imporre un qualche vincolo del tipo:
  • In quale contenitore il livello del liquido raggiungerà per primo la metà dell'altezza massima del contenitore stesso? con le tante (infinite) varianti che si possono immaginare.
oppure
  • In quale contenitore il livello del liquido raggiungerà per primo l'altezza del punto di ingresso dell'acqua nel contenitore stesso? assumendo per il primo contenitore che tale altezza corrisponda all'altezza del contenitore.
E non basta, volendo fare i guastafeste o trovandosi nella condizione di un programmatore che deve scrivere il programma che simuli questo quiz, ci sarebbe da rilevare che con un flusso d'acqua adeguato il contenitore 1 si riempirebbe (totalmente) prima degli altri sempre.

Malgrado si tratti di problemino banale, forse ne evidenzia un altro che ritengo tutt'altro che banale e cioè la scarsa definizione delle nostre affermazioni quotidiane. Come in un altro post ho accennato, quasi sempre nelle discussioni di tutti i giorni si assumono per impliciti dei riferimenti, delle definizioni o in generale delle condizioni al contorno che ci appaiono ovvie, ma che tali non sono. Questo se da un lato è necessario a snellire i nostri discorsi da un altro lato rende gli stessi facili prede di inconsapevoli, e a volte malevoli, fraintendimenti.

sabato 19 novembre 2016

Tendenze e punti di vista


Variazione della CO2 registrata alla stazione di Mauna Loa a 12 mesi (in rosso). Sono riportati gli episodi di El Nino e l'eruzione vulcanica del Pinatubo. La curva blu è la media globale della CO2 misurata sulla superficie del mare.

Da qualche tempo guardo con regolarità i dati di CO2 in atmosfera diffusi dal NOAA. Trovo interessante seguire lo sviluppo di quello che, indipendentemente dalle cause, sembra essere un importante cambiamento ambientale in atto.
Dal sito NOAA è possibile scaricare i dati mensili di CO2 in atmosfera e così ho riportato su un grafico le variazioni rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Ho l'impressione che non sia molto diffusa questa rappresentazione dei dati.
Osservando il grafico sembra che da ormai più di 40 anni la CO2 in atmosfera non abbia mai smesso di crescere. Seppur in qualche periodo rallentando la tendenza, la variazione ad un anno risulta sempre positiva e si potrebbe forse affermare che la crescita stia accelerando. Eppure qualcuno ha interpretato così. A prescindere dalla robustezza dell'analisi svolta nel lavoro originale mi sembra che, nel modo in cui è stata riportata la notizia, si confonda il tasso di variazione con il valore assoluto di CO2 in atmosfera.

In qualche caso, ma non nei primi anni '80, la sensazione è che sia abbastanza evidente l'effetto degli episodi di El Nino. E anche l'attuale accelerazione nell'aumento di CO2 in atmosfera appare proprio in relazione con El Nino.
Per curiosità ho inserito l'eruzione del vulcano Pinatubo, ma qualunque considerazione utilizzando solo questi dati mi sembra azzardata.


giovedì 25 agosto 2016

Il peso delle scelte



L'Italia non è tutta ugualmente a rischio sismico.
Alle ore 3:36 del 24 agosto 2016 un terremoto ha devastato alcuni dei tanti centri abitati che ricadono in aree notoriamente sismiche in Italia. Nessuno avrebbe potuto dire quando si sarebbe verificato questo terremoto, ma qualunque persona avesse dedicato pochi minuti alla consultazione della mappa della pericolosità sismica italiana avrebbe potuto vedere che prima o poi ci sarebbe stato. E non tra migliaia di anni.

Chiedere di avere una previsione deterministica più precisa dei terremoti per giustificare l'inadempienza verso le opere di mitigazione dei rischi è un po' come volere un sistema di previsione degli incidenti automobilistici per decidere quando indossare la cintura di sicurezza.

Chi amministra il nostro paese queste cose le sa, e in ogni caso ha il dovere di chiedere a chi queste cose le studia. Se le priorità assegnate nella realizzazione delle opere pubbliche e quindi nello spendere i soldi ricavati dalle nostre tasse (sia che arrivino direttamente dai comuni o transitino dalla cassa comune dell'Unione Europea) sono altre chi fa queste scelte è responsabile delle conseguenze che ne derivano.

Ma quanto è grande questa recente tragedia? quanto sarebbe costato fare prevenzione per limitare i danni? e quanto si spende in grandi opere di discutibile utilità per la collettività?
In queste ore si parla di circa 2500 sfollati. Arrotondiamo la cifra a 3000 e dividiamo per 3 (media di componenti il nucleo familiare) per ottenere il numero di appartamenti (non edifici) inagibili. Totale 1000 appartamenti. Facciamo l'ipotesi che il costo per la messa in sicurezza sismica possa essere dell'ordine di 100.000 euro ad appartamento (valore totalmente arbitrario, ma che dovrebbe essere sovrastimato) al solo fine di avere un ordine di grandezza del problema da confrontare con alcune spese ritenute prioritarie: totale 100.000.000 euro.

Terzo Valico 6.200.000.000 euro definito inutile dall'ex presidente FS Moretti
TAV Torino Lione solo tunnel di base 8.500.000.000 euro l'attuale linea è fortemente sottoutilizzata
Stima costi sostenuti per il ponte di Messina che non si farà 600.000.000 euro
MOSE 5.500.000.000 euro

domenica 10 luglio 2016

Un contrasto stridente

Ipazia

Ritengo un diritto fondamentale che ciascuno di noi sia libero di affermare quasi ciò che vuole. Ma come tutte le libertà personali anche questa ha dei vincoli imposti dalla convivenza più o meno forzata a cui siamo sottoposti. Ci sono però dei casi in cui, pur non violando regole, pur nel diritto inviolabile di pensare ciò che si vuole, emergono stridenti contrasti.

Alcuni giorni fa è arrivato nella mia casella di posta l'invito a presentare le candidature per partecipare ad un'udienza dal papa in occasione del giubileo. L'istituto per il quale lavoro si occupa di ricerca scientifica e, grazie all'impegno dei miei colleghi, è tra i più importanti al mondo nei settori di competenza. Riceve anche finanziamenti per contribuire alla sicurezza della popolazione e alla tutela del territorio in numerosi ambiti. Sebbene ritenga strano che fondi assegnati per gli scopi sopra citati vengano usati per partecipare ad un evento di quel tipo, non è questo l'aspetto della vicenda che mi piace di meno. Forse, in tanti, giudicherebbero spesi peggio i soldi per il mio stipendio. E francamente non farei una battaglia per dimostrare il contrario.
Quel che proprio non mi piace è il modo ufficiale con cui si manifesta un atto di fede personale facendolo diventare, nei fatti, la posizione di tutto l'istituto.

La fede è, per definizione, credere a prescindere da prove sperimentali. La fede la si professa indipendentemente dai fatti. Ed è questo che trovo inconciliabile con il mondo nel quale lavoro. Si badi bene, non l'ipotesi di lavoro "dio esiste?", ma l'atto di fede "dio esiste indipendentemente dai fatti".  Dal mio punto di vista prendere una posizione del genere non è per nulla diverso dal credere negli oroscopi, o seguire cure fantasiose come l'omeopatia. E infatti in un ambiente di lavoro nel quale molti si professano credenti in dio esistono anche molti incuriositi da oroscopi e fruitori di zuccherini curativi.

Oggi come in passato esistono persone che, in un modo o nell'altro, in nome di un ipotetico dio uccidono concretamente. Non è una novità di tempi moderni particolarmente difficili, in passato anche chi adesso professa l'amore tra le genti ha sterminato in nome di dio. Ma è, forse, cosa recente la presenza diffusa di ambienti in cui il pensiero razionale è, o dovrebbe essere, il substrato imprescindibile per il proprio operato. Questi ambienti dovrebbero essere un argine al pensiero irrazionale ed ai suoi eccessi.
Ecco forse, se non se coglie l'incompatibilità insanabile, è almeno per un problema di opportunità che si dovrebbe evitare di prendere determinate posizioni.


giovedì 23 giugno 2016

Un grazie di cuore

Era da alcuni anni che non viaggiavo su un treno della ferrovia Circumetnea e sono stato piacevolmente sorpreso dalle molte novità che ho potuto osservare. Sono in corso importanti lavori di ammodernamento della linea e rettifica del tracciato. In alcuni tratti il percorso è adesso in galleria evitando le interferenze con il traffico stradale di S. M. di Licodia, Biancavilla e Adrano. I nuovi tratti di linea sono predisposti per accogliere il binario a scartamento ordinario e l'elettrificazione. Sono stati acquistati 4 moderni autotreni a due casse DMU 001-004 e, cosa che apprezzo molto, è stato istituito il servizio di trasporto delle biciclette sia in alcuni treni normalmente in orario che mediante una carrozza, opportunamente modificata, per treni speciali.

Incrocio tra DMU 001 e ADe 19 "La seconda" in livrea "Il treno dei vini dell'Etna" presso Passo Zingaro

Ma non basta, è in corso di realizzazione un piccolo museo ferroviario nella ex rimessa di Bronte dedicato ad accogliere il materiale storico della ferrovia. Si tratta di un patrimonio di archeologia industriale di tutto rispetto, considerando la piccola estensione della linea, e che vanta due ALn 56 e due locomotive a vapore la N.14 e la N.10 Mascali quest'ultima candidata ad essere utilizzata per i treni speciali a vapore.

Coppia di motocarrelli gru AGR140 c seguita dalla carrozza R552 e da un'automotrice della serie ADe 11-20
presso la stazione Catania Borgo

Nonostante il sincero entusiasmo per le tante novità non ho potuto fare a meno di chiedermi: ma tutto questo quanto costa? in che misura l'ho pagato io con il biglietto?
Ho scoperto così in internet qualche documento FCE interessante. Nulla di segreto, ma penso che pochi degli utenti e dei finanziatori ne siano a conoscenza. Dal bilancio preventivo 2016 si ricava, oltre a tante informazioni su cui varrebbe la pena di riflettere, che il rapporto tra gli incassi dalla vendita dei biglietti e i costi di gestione è dell'ordine di 1 a 10, e oltre.

Le entrate traffico sono comprensive di quelle del trasporto su gomma che è circa il 67% del totale

In altri termini vuol dire che mentre io mi godevo lo splendido paesaggio etneo dal finestrino del treno, almeno altre nove persone hanno pagato lo stesso biglietto senza avere il piacere di viaggiare, a loro va il mio sentito grazie. Oppure, detto diversamente, il costo reale di un biglietto da 70 km a/r è di 91 euro. Sarebbe più conveniente predisporre un servizio di taxi con berline di lusso.

Il piano di ammodernamento prevede una spesa di circa 256 milioni di euro, compresi i 4 nuovi treni. Soldi totalmente dedicati al settore ferroviario che contribuisce per meno di un terzo al prodotto totale lordo. Vuol dire che se, per assurdo, tutte le entrate dei biglietti fossero destinate a questo scopo servirebbero circa 70 anni per ripagarlo; giusto in tempo per pensare al prossimo potenziamento infrastrutturale. Ma è un'ipotesi ottimistica perché dal documento di bilancio di cui sopra risulta che il traffico passeggeri ferroviario è in netto calo negli ultimi venti anni, quello globale è stabile.



lunedì 20 giugno 2016

Il mio primo viaggio in bicicletta

Dopo averlo desiderato per anni e dopo alcuni tentativi falliti ho finalmente fatto il mio primo viaggio in bicicletta. Devo dire che ne sono entusiasta, un'esperienza gratificante che mi ha permesso di vedere posti bellissimi.

Un po' per scelta un po' per necessità viaggiando in bici si può non usare solo la bicicletta.

Viaggiare non è, per me, solo arrivare in un luogo bello o interessante. Anche la preparazione del viaggio è parte del viaggiare e il modo in cui si sceglie di raggiungere la destinazione è parte del viaggio. In questo senso, secondo me, viaggiare in bicicletta amplifica le sensazioni e il piacere di godere dei luoghi che si raggiungono. Non è la stessa cosa arrivare in una spiaggia deserta parcheggiando l'auto a pochi metri dal bagnasciuga o farlo dopo decine di chilometri lungo stradine solitarie, osservando gli innumerevoli scorci e i dettagli.

Inevitabilmente ci si deve organizzare, scegliere di portare con se le cose essenziali riducendo al minimo il bagaglio. Eppure mi è capitato di aver portato cose superflue, che non ho utilizzato. Come ho constatato in altri campi la scarsità di risorse stimola l'uso efficiente di quelle di cui si dispone e non è necessariamente un male.

E' un peccato che il viaggio in bici sia visto come una scelta stravagante, o la soluzione adottata da un temerario atletico (e io non mi riconosco in nessuno dei due ruoli). In realtà sarebbe alla portata di molti e infatti altrove è così. Ma non in Italia, o almeno non in tutta. E lo si percepisce a partire da come è gestito il trasporto delle biciclette sui treni. Lo spazio dedicato alle bici quando va bene è sfruttato male. In un caso mi è capitato che sia stato convertito con bagagliere per accogliere le valige. Se poi si sceglie di acquistare treni moderni, ATR 365 con spazio per le bici, senza che questi abbiano l'accesso a raso è il chiaro segno che la scelta è fatta più a fini di immagine che con l'intento di incentivare il cicloturismo.

Anche una regione come la Sardegna, che del turismo dovrebbe fare la propria ricchezza incontrastata, non ha ancora adottato quel minimo di accorgimenti per agevolare queste scelte.
Lungo tante delle strade che ho percorso, alcune con molto traffico e pericolose, sarebbe semplice affiancare percorsi ciclabili. Lo spazio non manca e nella maggior parte dei casi basterebbe rendere praticabile quello già disponibile. Oppure la segnaletica, nei fatti carente, potrebbe al contrario indirizzare verso percorsi alternativi meno pericolosi e di maggior interesse per chi viaggia in bicicletta. Può capitare, invece, di cercare un campeggio e non avere nessuna indicazione di quelli presenti nei dintorni, imbattendosi invece nella segnaletica di campeggi a 80 km di distanza. Oppure arrivare all'ingresso di un campeggio chiuso per sequestro giudiziario da mesi, ma regolarmente pubblicizzato nelle mappe distribuite ai turisti o su internet.

Purtroppo ho l'impressione che il turismo sia visto un po' come una sorta di nuovo sfruttamento minerario. Si cerca di prendere il massimo da ciò che c'è senza preoccuparsi di coltivare la risorsa e proteggere ciò per cui le persone visitano quei luoghi.

sabato 14 maggio 2016

Pedalando pensando...



Anche questa volta il viaggio in bicicletta è sfumato, all'ultimo momento. Fortunatamente non soffro della sindrome dell'obbiettivo mancato e il poter vedere comunque posti bellissimi ha ampiamente compensato la piccola delusione. Erano molti anni che non visitavo la Sardegna e per quanto mi ricordassi che fosse bella mi ha ugualmente sorpreso.

Uno dei motivi che mi ha indotto a rinunciare a partire con la sola bici è stata la paura di imbattermi in qualche acquazzone. Non solo durante un trasferimento in bicicletta ma anche durante le soste in campeggio. E in effetti un po' di pioggia l'ho incontrata.

Ma pedalando mi è venuta in mente un'idea: non si potrebbe, visto che ormai il turismo in bici comincia a diffondersi, pensare a qualche semplice soluzione per venire incontro alle poche esigenze dei ciclisti. In particolare i campeggi potrebbero prevedere qualche piazzola, anche più piccola del normale, dotata di semplici ed economiche soluzioni che agevolerebbero non poco i cicloturisti e li invoglierebbero a scegliere un campeggio rispetto ad un altro.

Qualche idea:

  • piazzole con una copertura per riparare dalla pioggia
  • armadietti metallici anche di piccola cubatura per conservare i pochi oggetti di valore o facilmente asportabili dalle bici
  • presa elettrica a bassissimo amperaggio e di tipo standard domestico, quanto basta per ricaricare un cellulare o cose simili. Meglio se questa presa fosse interna all'armadietto così da poter lasciare il telefono o le batterie della fotocamera in carica anche mentre si va in giro
  • rastrelliera dove assicurare la bici 

Questi piccoli di più nella dotazione delle piazzole avrebbero costi bassissimi e penso che costituirebbero un forte richiamo per gli appassionati potendo inoltre essere sicuramente offerti senza costi aggiuntivi.
Altre idee potrebbero essere prese in considerazione. In più si potrebbe pensare ad una sorta di bollino che indica i campeggi ciclo-amichevoli, assegnato da qualche associazione di ciclo-amatori, e che in un apposito sito raccolga la mappa dei vari campeggi e le recensioni dei vari utenti.


giovedì 22 ottobre 2015

Lo stato dell'arte della medicina medioevale

Io ho  firmato


Se vivessimo in un paese normale (intendo dire normale secondo me) un ministro della salute che cura la prefazione di un libro favorevole all'omeopatia dovrebbe dimettersi. Non ho letto il testo, ma un libro che si intitola "Elogio dell'omeopatia" non lascia molti dubbi riguardo alla posizione assunta nei confronti di questa pratica pseudoscientifica.

Delle due l'una:
  • o il ministro non conosce cosa la scienza pensa di questa pratica e allora dovrebbe dimettersi per manifesta ignoranza dei temi di sua competenza
  • o il ministro conosce cosa la scienza pensa e dunque le dimissioni sarebbero dovute per un comportamento doloso nel non indirizzare i cittadini per i quali svolge il ruolo di ministro verso le migliori cure disponibili, sviandoli con pratiche degne della migliore medicina medioevale*.
Purtroppo, o per fortuna almeno di chi con questo commercio ci campa, non siamo in un paese siffatto e i preparati omeopatici sono distribuiti nelle farmacie e persino in alcuni ospedali. Il vero scandalo è questo.

Il ministro della salute si è quindi comportato coerentemente con quanto le leggi di questo Stato consentono. Se per assurdo dovesse "ritrattare" la prefazione all'elogio dell'omeopatia sarebbe come ammettere che lei, il suo governo e i precedenti non hanno curato gli interessi dei cittadini, ma hanno anteposto ad essi gli interessi di qualche migliaio di individui che vive lucrando sull'ingenuità delle persone. 

*Medioevale per modo di dire, nell'ottocento quando fu formulata la teoria dell'omeopatia era già palesemente inconsistente grazie ad Amedeo Avogadro.


aggiornamento

Ho letto la prefazione e confermo l'impressione iniziale: nel mio mondo ideale dovrebbe dimettersi.

Il ministro scrive:
Questa metodica di cura [l'omeopatia] vede ancora aperta la questione del suo riconoscimento.
e ancora
Quello che ci anima è la consapevolezza che si tratta di una questione di grande rilevanza sociale che può aprire a nuove opportunità di cura.
... e se questa è la prefazione...

martedì 20 ottobre 2015

Ieri "Lo ha detto la TV", oggi ...



Tratto da Wikipedia


Seguendo alcuni blog di divulgazione scientifica si ripresenta spesso il tema di come comunicare correttamente ad un pubblico non specializzato le nuove scoperte, spiegare risultati acquisiti da lungo tempo o sfatare i tanti miti e sciocchezze pseudoscientifiche che ostinatamente compaiono o si ripropongono. Non è facile e il rischio di essere inefficaci o peggio di stimolare una reazione opposta a quella che si vorrebbe generare, di curiosità nel conoscere la realtà scientifica delle cose, è molto concreto.

Un esempio di come si informa chi non è abituato a vagliare in modo critico le notizie l'ho avuto di recente. Seguendo gli sviluppi della vicenda cerotto fantastico TaoPatch ho trovato via Facebook la descrizione di una pratica pseudomedica che in qualche modo è considerata affine al cerotto stesso. Al termine della lunga descrizione viene indicata la fonte Wikipedia. Effettivamente è così. Il testo è tratto dalla famosa enciclopedia online con un semplice copia e incolla. Ci sono, sparsi nel testo, anche i numeri dei riferimenti alle note che non sono state copiate. Casualmente però mancano poche illuminanti righe nelle quali si avverte il lettore della totale infondatezza scientifica della pratica medica minuziosamente descritta. E' solo un racconto di fantasia e te lo sto dicendo chiaramente!

Si tratta di un ingenuo caso di cherry picking, talmente facile da smascherare da risultare comico. Quello che mi ha colpito è proprio la semplicità con la quale ci si può rendere conto che la tesi che si sta proponendo è falsa. Evidentemente chi ha citato così chiaramente la fonte è perfettamente conscio che il lettore tipo non cercherà di indagare neanche un po' sulla veridicità dell'informazione. La acquisirà come vera e documentata a prescindere, perché ben si inquadra nel contesto.

Similmente nello stesso profilo Facebook è indicato un articolo su un quotidiano nazionale di primaria importanza che accenna al cerotto ipertecnologico. E' chiaro che lo stesso lettore che non ha verificato la citazione di Wikipedia non baderà troppo a cosa c'è scritto in quell'articolo né indagherà per verificarne la veridicità. Che ne abbia parlato la Repubblica è di per se una legittimazione, una prova. Peccato che quel giornale sia scritto anche da quel genere di lettori.

Immagine tratta dal profilo Facebook TaoPatch


P.S. Avevo inserito il testo non copiato come commento su Facebook, ma dopo qualche minuto il commento è sparito. Sarà un caso?

Aggiornamento del  9 novembre
Non mi ero accorto di aver ricevuto su facebook questo argomentato messaggio in risposta al mio commento. Lo riporto fedelmente:



venerdì 18 settembre 2015

Piccolo TAV


Sono un appassionato di ferrovie e l'idea che la mia città possa dotarsi di una rete di metropolitana leggera non può che apparirmi interessante. Non riesco però a nascondere qualche perplessità rispetto alla reale sostenibilità di un opera così concepita. Qualche considerazione grossolana, ma secondo me sufficiente, per intuire l'ordine di grandezza del problema:
  • Il costo dell'opera è stimato in 550 milioni di euro. Se questo costo dovesse essere coperto, ma non sembra che sia così già nelle intenzioni di progetto, dal prezzo del biglietto (ipotizziamo in 30 anni e secondo le previsioni di traffico) quest'ultimo dovrebbe avere una componente di 1,4 euro solo per questa voce di spesa. Ma pare che non sia così e il costo dell'opera ricadrà in gran parte, per non dire totalmente, sulla fiscalità generale, cioè a carico anche di chi questi treni non li userà mai. Si dovrebbero comunque aggiungere gli oneri finanziari (altri 400 milioni in 30 anni al 5% di tasso?) e prevedibili aumenti dei costi (il 20% in più?).
  • Le stime di traffico parlano di 13 milioni di passeggeri l'anno. Considerando che la capienza dei treni è di 110 persone e immaginando un tasso di riempimento medio del 50% sarebbero necessari 650 treni al giorno 7 giorni su 7. Per avere un confronto attualmente l'esistente metropolitana di Catania effettua un servizio cadenzato di un treno ogni 15 minuti per ciascun senso di marcia nell'arco di 13 ore per un totale di circa 100 treni al giorno, nei soli giorni feriali. Nel 2013 sono stati trasportati in media poco più di 20 passeggeri per treno.
  • Dunque 13 milioni di passeggeri all'anno sono tanti o pochi? è una stima realistica o no? nel 2013 l'insieme di FCE ferrovia circumetnea (110 km), servizio FCE mediante autotrasporto (355 km di linee) e metropolitana di Catania (3,8 km) ha trasportato circa 2,8 milioni di passeggeri all'anno fonte FCE. La linea di autobus "veloce" BRT dell'A.M.T. di Catania che collega la periferia nord della città con il centro sembra abbia un carico di passeggeri annuo intorno ai 2,5 milioni di passeggeri fonte non ufficiale. Pensare che la nuova infrastruttura con un'estensione di circa 20 km gravanti su una parte dello stesso bacino di utenza, e senza arrivare direttamente in centro, riesca a catturare un traffico di 13 milioni di passeggeri appare un po' ottimistico.
Ho l'impressione che non ci siano i presupposti per rendere economicamente sostenibile un'opera del genere, un risultato paragonabile potrebbe essere ottenuto con una spesa di gran lunga inferiore e con maggiore flessibilità, come proprio l'esperienza del BRT suggerisce.
Si pensi infatti che man mano che la futuribile infrastruttura drenerà traffico dalle strade si libereranno spazi per rendere più scorrevole il traffico residuo. In una sorta di equilibrio preda-predatore più traffico sottrae la metro più risulta vantaggioso usare l'auto. Tranne che contestualmente si introducano disincentivi all'uso dell'auto tali da spostare il punto di equilibrio maggiormente a favore del mezzo pubblico. Ma allora non sarebbe molto più economico agire prima di tutto introducendo disincentivi al trasporto privato e favorendo il trasporto pubblico tradizionale, già presente, senza dover costruire nuove infrastrutture?

mercoledì 1 luglio 2015

Abracadabra II

Novità su La7. Emulando tradizioni consolidate, invece di diminuire, aumenta la diffusione degli oroscopi.

Prima di pubblicare il post precedente ho chiesto qualche parere a persone molto più esperte di me. Una delle risposte alla mia richiesta è stata accompagnata da un comprensibile stupore per il fatto che cercassi conferme alla evidente inconsistenza della sedicente rivoluzione tecnologica. Il motivo per cui mi sarebbe piaciuto avere il parere argomentato di un esperto risiede nel fatto che mi rendo conto di come nella vita di tutti i giorni non valgano le regole del metodo scientifico. Tutti noi, in misura ovviamente variabile, tendiamo a dare autorevolezza alle idee che ci vengono proposte anche in funzione dell'immagine autorevole o meno che abbiamo del nostro interlocutore. Questa "scorciatoia", utilizzata per decidere cosa è attendibile e cosa non lo è, risulta quasi obbligata nella vita comune. Se, sistematicamente, nel processo di valutazione di ciò di cui giunge notizia non dovessimo applicare questa semplificazione dovremmo validare nuovamente anche le affermazioni più banali. Inevitabilmente quando ci rivolgiamo ad un medico tentiamo di capire cosa ci somministra, ma principalmente ci affidiamo alla sua esperienza e ne riconosciamo l'autorevolezza.

Questo meccanismo, in misura variabile e spesso poco evidente, è a mio avviso generalizzato e sicuramente applicato alle varie fonti di informazione da cui attingiamo le notizie. La responsabilità dei media nell'accostare notizie, pubblicità, generici messaggi è dunque enorme. Eppure è normale nello stesso giornale o sito internet o programma televisivo trovare la notizia riguardante l'ultima scoperta scientifica e, poco più in là, l'oroscopo del giorno o l'ennesimo cibo miracoloso che allunga (o restringe!) la vita senza sacrifici.

Qualche giorno fa un breve appello suggeriva l'idea che i giornali si facessero carico di indicare i siti internet attendibili e quelli meno. Questo però presuppone un'autorevolezza e un rigore da parte di chi ospita le recensioni che è difficile riscontrare tra i giornali (o le televisioni) a più ampia diffusione.

Forse prima di farsi carico di vagliare, sistematicamente, la bontà di ciò che si può trovare in rete dovrebbero essere loro a fare una selezione e non ospitare più stregoni e cartomanti (e altre sciocchezze simili). Potrebbe essere la comunità scientifica, e in particolare i tanti che si occupano di divulgazione scientifica, a farsi carico di un appello in tal senso? non una richiesta di censura, ma una richiesta pressante di assunzione di responsabilità. Chiunque è libero di credere in ciò che vuole, di affidare la sua vita ad un ciarlatano, ma non è un dovere dei media quello di ospitare qualunque sciocchezza legittimandola con il semplice fatto di darle spazio.



giovedì 28 maggio 2015

Cerotto

Come ho accennato nel post precedente sono venuto a conoscenza di quello che dicono essere un modernissimo ritrovato della scienza per il benessere e la cura del nostro corpo. Questo prodotto estremamente innovativo risponde al nome di Taopatch.

La fonte delle informazioni che riguardano il cerotto è essenzialmente il sito del produttore, nel quale è presente una pagina in cui si illustra il principio di funzionamento. Un po' poco vista l'estrema complessità tecnologica di questo prodotto. Stando a quello che è indicato il cerotto contiene nanotubi di carbonio e quantum dots. Non basta, attraverso questi componenti e speciali trattamenti gli inventori del Taopatch riescono a sfruttare e non solo osservare per primi al mondo il fenomeno dell'entanglement. Senza entrare nel dettaglio, per far nascere seri dubbi, basta pensare che i presunti componenti sono ancora oggi oggetto di studio dei più avanzati laboratori nel mondo e che il fenomeno dell'entanglement è attualmente estremamente difficile da realizzare e gestire; solo qualche mese fa si è riusciti a osservarlo su un gruppo di atomi.

Come tutto questo sia stato reso disponibile in un prodotto commerciale è un mistero, tanto più che se fosse vero sarebbe oggetto di svariati brevetti e spunto per innumerevoli pubblicazioni scientifiche. Purtroppo sia di brevetti che di pubblicazioni non c'è nessuna traccia nel sito. Stranissimo visto che, come ciascuno di noi avrà notato, è prassi che anche la più piccola innovazione venga tutelata in ogni modo. E infatti il nome, e solo quello, è un marchio registrato.

Per contro si fa sfoggio di una certificazione CE di classe 1 come fosse chissà quale titolo. In realtà è solo un'autocertificazione con assunzione di responsabilità relativamente alla sicurezza (non pericolosità) del prodotto. Troppo poco per un prodotto così innovativo. Questa stessa certificazione costituisce di fatto un'ammissione di assenza di effetti medici che avrebbero invece richiesto ben altre certificazioni.

Già, gli studi medici. Come dicevo non c'è traccia di studi su riviste mediche che documentino l'efficacia del prodotto. Nessuna quantificazione dei risultati che ci si potrebbe aspettare, nessun limite di applicabilità o controindicazione. Niente, quasi come fosse un prodotto omeopatico!

Eppure vengono elencati vari effetti indotti dal cerotto, alcuni sono decisamente criptici Ottimizzazione dell'occlusione, Reclutamento di più unità motorie altri sembrano proprio effetti medici Riduzione della dismetria degli arti inferiori, Miglioramento funzionale nei test baropodometrici, Simmetrizzazione dell'appoggio plantare. Mi chiedo, ma se si afferma di produrre effetti terapeutici non dovrebbero esserci studi clinici a documentarne l'efficacia? 

Ho partecipato ad una prova del cerotto come cavia. L'ho fatto nel tentativo di mostrare a chi me lo proponeva come fosse irrazionale il tutto. In effetti la prova è stata illuminante, per vari aspetti. Prima dell'applicazione ho dovuto bere mezzo bicchiere d'acqua e poi camminare per alcuni minuti nella stanza. Quale fosse la spiegazione di questo rituale non mi è stato detto. E' seguita la ricerca dei punti di applicazione dei cerotti e poi il "test". Questo consisteva nello sbilanciarmi mentre ero in piedi con un solo piede poggiato a terra, sia mentre avevo il cerotto sia mentre non lo avevo. E' assolutamente ovvio che un siffatto test non ha alcun valore: sia io che l'esaminatore sapevamo quando il cerotto era applicato e quando no. Ho tentato invano di spiegare come si fanno i test, in doppio cieco, ma è stato inutile.
Per la cronaca, mentre sul momento lo sperimentatore, contrariamente alla mia impressione, affermava che fosse evidente come avessi mostrato chiari effetti dell'applicazione del cerotto, qualche giorno dopo nel corso di una telefonata mi si accusava di aver fatto intenzionalmente fallire l'esperimento. Se almeno sospettare di una mia malafede servisse a far capire l'utilità dei test in doppio cieco sarebbe un vero successo.

Mi sono appassionato a questa storia principalmente per un motivo: sono state coinvolte persone che conosco bene e che considero miei amici da moltissimi anni. E mi dispiace vederli seguire questi stregoni moderni. Per cui vorrei non fermarmi qui e tentare di chiarire ulteriormente questa storia.

domenica 26 aprile 2015

Autenticamente ignoranti

Copia autentica (?) di un falso storico
Perché anche a fronte di evidenze scientifiche è così difficile rassegnarsi? accettare il fatto che ciò a cui si è dato credito invece è falso? i motivi sono tanti e radicati nella propria formazione, intendo non solo quella avuta nel corso di un più o meno lungo percorso scolastico. Sono motivi impregnati dei tanti stimoli che la società nella quale viviamo ci ha fornito. Le regole scritte e quelle non scritte, il comportamento della maggioranza, il desiderio di essere parte di un gruppo, la paura di ciò che non conosciamo, il desiderio di trovare scorciatoie ai percorsi lunghi e complessi che dovremmo intraprendere... si potrebbero scrivere a centinaia le motivazioni e le loro sfumature e interazioni che ci inducono a rifiutare la scienza in favore delle teorie più bislacche. Per prime però ci sono forse le motivazioni di natura per così dire innata nel senso di scritte nel nostro codice comportamentale genetico e che trovano ragion d'essere nel vantaggio che questi comportamenti possono fornirci in particolari condizioni.

Tra le tante motivazioni a questi comportamenti ho la sensazione che solo una relativamente piccola parte preveda la consapevolezza di affermare il falso, una visione chiara del fatto che si sta sostenendo una tesi sbagliata. In sostanza un comportamento in malafede in cui si mente sapendo di mentire. Mi è stato fatto notare, da chi ha ben più esperienza di me ad esempio in campo medico riguardo alle false terapie,  che non è così e che il più delle volte si tratta di reale malafede. Non ne sono convinto. Pensiamo solo all'esercito di fedeli, persone che nella maggioranza dei casi non trarrebbero vantaggi, se non quelli ipotetici da realizzarsi in un futuro altrettanto ipotetico, dal professare una fede nella quale non credono. Tra loro chi potrebbe essere in malafede lo si deve ricercare o tra chi è parte della struttura gerarchica della religione o tra chi, per tornaconto sociale, finge una fede che non ha. Analogamente nel caso medico, a parte chi ci guadagna (soldi o influenza), è difficile pensare che chi si affida ad uno stregone, magari armato di cerotto quantistico, lo faccia sapendo che si tratta di una pratica totalmente insensata.

Le regole che guidano il progresso scientifico sembrano estremamente semplici verrebbe quasi da dire che si tratti di regole di buon senso, quasi banali. Eppure è proprio qui l'inghippo, vanno contro il senso comune. Il principio, ad esempio, che l'onere della prova di una qualunque affermazione spetti a chi quella affermazione la va sostenendo non dovrebbe meravigliare. Altrimenti ciascuno potrebbe liberamente sostenere qualunque cosa e pretendere di avere ragione fino a (spesso impossibile) dimostrazione contraria. E per provare la veridicità di una affermazione non basta elencare un numero qualsivoglia grande di casi apparentemente favorevoli. Sembra ovvio, ma non lo è. Provate a contrastare chi ha provato la "medicina" omeopatica e sostiene di essere guarito. E' un'impresa quasi disperata cercare di convincerlo che la sua guarigione, anche ammettendo che sia vera, non è la dimostrazione che lo zuccherino omeopatico ha funzionato. Questo modo errato di concepire la dimostrazione di una tesi è tutt'altro che ristretto ad un ambito di persone totalmente digiune di scienza; ho constatato, e confesso che è stato ed è traumatico, che anche proprio dove il metodo scientifico dovrebbe essere prassi indiscussa si annida come un tarlo insidioso.

L'idea, poi, che una qualunque affermazione vada contestualizzata, si debba cioè definire un insieme di condizioni al contorno che ne chiariscano l'ambito di validità è altrettanto ostica per il comune sentire. E' assolutamente ragionevole che in una comune conversazione si lasci all'intuizione dell'interlocutore la definizione implicita delle condizioni al contorno; sarebbe semplicemente impossibile una definizione rigorosa nello svolgimento della vita quotidiana. Ma se vogliamo fare una affermazione che abbia una qualche valenza scientifica definirne il campo di validità è indispensabile. Questa idea, come quella che le misure abbiano sempre un errore associato o che una cura possa funzionare solo in una percentuale stimabile di casi sono percepite come indice di una scarsa "autorevolezza". Lo sanno bene i ciarlatani, loro si in malafede, che si guardano bene dal limitare il campo di validità delle loro affermazioni proponendo sempre, ad esempio, cure a spettro amplissimo.

Considerare il più delle volte in malafede chi condivide una o più delle tante forme di pensiero ascietifico non è solo fuorviante, ma potrebbe essere causa di una sbagliata opera di contrasto. Al limite, paradossalmente, potrebbe indurre a pensare di combattere fenomeni estremi e violenti di irrazionalità attraverso sanzioni che, indirizzate verso chi è convinto che la salvezza sia in un'altra vita, hanno un effetto nullo o al limite di sfida.
Per combattere il pensiero irrazionale l'unica strada efficace penso che sia l'istruzione, nel senso ampio del termine, non il mero nozionismo (una laurea non si nega a nessuno), ma trasmettendo i principi fondamentali della scienza e del suo metodo di indagare il mondo.



sabato 18 aprile 2015

Quando si dice le coincidenze...


Ho già parlato delle gallerie dell'autostrada Catania - Siracusa in questo post. Un piccolo dettaglio si è aggiunto, al mio personale quadro, in questi giorni. A causa di un incidente che ha bloccato l'autostrada sono stato costretto a percorrere un itinerario alternativo e questo mi ha portato a passare proprio davanti all'ingresso degli impianti fotovoltaici presenti sopra le gallerie artificiali. Una sensazione come di... cortocircuito mi ha assalito quando ho visto il cartello all'ingresso dell'impianto. Pizzarotti energia, ma vuoi vedere che è parente della società che ha costruito l'autostrada? Mai dai... guarda che combinazione è proprio così ANAS.

Io sono un assoluto profano in termini di progettazione, costruzione e gestione di autostrade, ma essendo uno di quelli che quell'autostrada l'ha pagata e ne continua a pagare la gestione non riesco a non pormi alcune domande:
  1. Non è che si poteva evitare di costruire alcune gallerie realizzando percorsi in trincea, peraltro simili a tratti adiacenti, con notevoli risparmi in oneri di progettazione e realizzazione?
  2. Quanto ci costa annualmente la gestione di quelle gallerie in termini di energia, manutenzione impianti e tra qualche anno manutenzione delle strutture? ne si è tenuto conto in fase di progettazione? 
Da ignorante ho la sensazione che abbiamo costruito delle gallerie inutili, di cui pagheremo in eterno i costi di gestione, che hanno consentito ad un privato di installare un impianto fotovoltaico che finanziamo con lauti incentivi. 


domenica 8 febbraio 2015

Prendete la lavatrice ma non il mio gatto


Non ho esitato molto, leggendo il messaggio arrivato nella mia casella di posta, prima di firmare l'ennesima petizione su internet. Questa volta l'argomento era l'abrogazione della pignorabilità degli animali domestici. Vivo con due gatti e sicuramente questo ha influito sulla decisione di firmare. Sebbene del tutto ipotetica l'idea che i miei gatti possano essere oggetto di pignoramento mi è parsa ovviamente assurda.

Riflettendo un po' però la cosa non è così semplice.
Spesso quegli animali, che si vorrebbe in qualche caso equiparare a persone, sono stati comprati; non di rado nel farlo li si è scelti accuratamente in base alle caratteristiche morfometriche e al pedigree per avvicinarsi il più possibile ai precisi standard di qualità fissati per quella razza specifica, per altro inesistente "in natura". Trovo che questo non sia il giusto presupposto per poi poter considerare quel povero animale in maniera tanto diversa da chi, degli animali, ne fa un mero prodotto commerciale. Per quale motivo dovrebbe essere pignorabile lo stesso cane quando si trova in negozio e non, dopo lo scambio con un consistente assegno, quando è tra le mura domestiche. Miracolosamente, proprio a seguito dello scambio con il vile denaro, la bestiola acquisisce lo status di essere non pignorabile.
E non penso che la distinzione possa essere il numero di animali posseduti o la loro collocazione tra le mura domestiche. Conosco chi ha dedicato buona parte della propria vita a decine di cani trovati per strada, che altrimenti avrebbero avuto una vita breve e difficile, e lo ha fatto senza chiedere niente in cambio. E conosco chi vende i cuccioli del proprio Cane di Razza che vive in famiglia rifacendosi delle spese e magari riuscendo anche realizzare un piccolo, e ritengo legittimo, utile.

Ribadisco che sono favorevole a che si dia maggiore attenzione alla tutela degli animali non umani, ma vorrei che non lo si facesse attraverso una "guerra di religione".
I confini sono sfumati e spesso del tutto arbitrari, ma penso che oggi, almeno da noi, ci possano essere le condizioni per poter considerare gli animali domestici almeno come la legge attuale considera la lavatrice.