domenica 10 luglio 2016

Un contrasto stridente

Ipazia

Ritengo un diritto fondamentale che ciascuno di noi sia libero di affermare quasi ciò che vuole. Ma come tutte le libertà personali anche questa ha dei vincoli imposti dalla convivenza più o meno forzata a cui siamo sottoposti. Ci sono però dei casi in cui, pur non violando regole, pur nel diritto inviolabile di pensare ciò che si vuole, emergono stridenti contrasti.

Alcuni giorni fa è arrivato nella mia casella di posta l'invito a presentare le candidature per partecipare ad un'udienza dal papa in occasione del giubileo. L'istituto per il quale lavoro si occupa di ricerca scientifica e, grazie all'impegno dei miei colleghi, è tra i più importanti al mondo nei settori di competenza. Riceve anche finanziamenti per contribuire alla sicurezza della popolazione e alla tutela del territorio in numerosi ambiti. Sebbene ritenga strano che fondi assegnati per gli scopi sopra citati vengano usati per partecipare ad un evento di quel tipo, non è questo l'aspetto della vicenda che mi piace di meno. Forse, in tanti, giudicherebbero spesi peggio i soldi per il mio stipendio. E francamente non farei una battaglia per dimostrare il contrario.
Quel che proprio non mi piace è il modo ufficiale con cui si manifesta un atto di fede personale facendolo diventare, nei fatti, la posizione di tutto l'istituto.

La fede è, per definizione, credere a prescindere da prove sperimentali. La fede la si professa indipendentemente dai fatti. Ed è questo che trovo inconciliabile con il mondo nel quale lavoro. Si badi bene, non l'ipotesi di lavoro "dio esiste?", ma l'atto di fede "dio esiste indipendentemente dai fatti".  Dal mio punto di vista prendere una posizione del genere non è per nulla diverso dal credere negli oroscopi, o seguire cure fantasiose come l'omeopatia. E infatti in un ambiente di lavoro nel quale molti si professano credenti in dio esistono anche molti incuriositi da oroscopi e fruitori di zuccherini curativi.

Oggi come in passato esistono persone che, in un modo o nell'altro, in nome di un ipotetico dio uccidono concretamente. Non è una novità di tempi moderni particolarmente difficili, in passato anche chi adesso professa l'amore tra le genti ha sterminato in nome di dio. Ma è, forse, cosa recente la presenza diffusa di ambienti in cui il pensiero razionale è, o dovrebbe essere, il substrato imprescindibile per il proprio operato. Questi ambienti dovrebbero essere un argine al pensiero irrazionale ed ai suoi eccessi.
Ecco forse, se non se coglie l'incompatibilità insanabile, è almeno per un problema di opportunità che si dovrebbe evitare di prendere determinate posizioni.


giovedì 23 giugno 2016

Un grazie di cuore

Era da alcuni anni che non viaggiavo su un treno della ferrovia Circumetnea e sono stato piacevolmente sorpreso dalle molte novità che ho potuto osservare. Sono in corso importanti lavori di ammodernamento della linea e rettifica del tracciato. In alcuni tratti il percorso è adesso in galleria evitando le interferenze con il traffico stradale di S. M. di Licodia, Biancavilla e Adrano. I nuovi tratti di linea sono predisposti per accogliere il binario a scartamento ordinario e l'elettrificazione. Sono stati acquistati 4 moderni autotreni a due casse DMU 001-004 e, cosa che apprezzo molto, è stato istituito il servizio di trasporto delle biciclette sia in alcuni treni normalmente in orario che mediante una carrozza, opportunamente modificata, per treni speciali.

Incrocio tra DMU 001 e ADe 19 "La seconda" in livrea "Il treno dei vini dell'Etna" presso Passo Zingaro

Ma non basta, è in corso di realizzazione un piccolo museo ferroviario nella ex rimessa di Bronte dedicato ad accogliere il materiale storico della ferrovia. Si tratta di un patrimonio di archeologia industriale di tutto rispetto, considerando la piccola estensione della linea, e che vanta due ALn 56 e due locomotive a vapore la N.14 e la N.10 Mascali quest'ultima candidata ad essere utilizzata per i treni speciali a vapore.

Coppia di motocarrelli gru AGR140 c seguita dalla carrozza R552 e da un'automotrice della serie ADe 11-20
presso la stazione Catania Borgo

Nonostante il sincero entusiasmo per le tante novità non ho potuto fare a meno di chiedermi: ma tutto questo quanto costa? in che misura l'ho pagato io con il biglietto?
Ho scoperto così in internet qualche documento FCE interessante. Nulla di segreto, ma penso che pochi degli utenti e dei finanziatori ne siano a conoscenza. Dal bilancio preventivo 2016 si ricava, oltre a tante informazioni su cui varrebbe la pena di riflettere, che il rapporto tra gli incassi dalla vendita dei biglietti e i costi di gestione è dell'ordine di 1 a 10, e oltre.

Le entrate traffico sono comprensive di quelle del trasporto su gomma che è circa il 67% del totale

In altri termini vuol dire che mentre io mi godevo lo splendido paesaggio etneo dal finestrino del treno, almeno altre nove persone hanno pagato lo stesso biglietto senza avere il piacere di viaggiare, a loro va il mio sentito grazie. Oppure, detto diversamente, il costo reale di un biglietto da 70 km a/r è di 91 euro. Sarebbe più conveniente predisporre un servizio di taxi con berline di lusso.

Il piano di ammodernamento prevede una spesa di circa 256 milioni di euro, compresi i 4 nuovi treni. Soldi totalmente dedicati al settore ferroviario che contribuisce per meno di un terzo al prodotto totale lordo. Vuol dire che se, per assurdo, tutte le entrate dei biglietti fossero destinate a questo scopo servirebbero circa 70 anni per ripagarlo; giusto in tempo per pensare al prossimo potenziamento infrastrutturale. Ma è un'ipotesi ottimistica perché dal documento di bilancio di cui sopra risulta che il traffico passeggeri ferroviario è in netto calo negli ultimi venti anni, quello globale è stabile.



lunedì 20 giugno 2016

Il mio primo viaggio in bicicletta

Dopo averlo desiderato per anni e dopo alcuni tentativi falliti ho finalmente fatto il mio primo viaggio in bicicletta. Devo dire che ne sono entusiasta, un'esperienza gratificante che mi ha permesso di vedere posti bellissimi.

Un po' per scelta un po' per necessità viaggiando in bici si può non usare solo la bicicletta.

Viaggiare non è, per me, solo arrivare in un luogo bello o interessante. Anche la preparazione del viaggio è parte del viaggiare e il modo in cui si sceglie di raggiungere la destinazione è parte del viaggio. In questo senso, secondo me, viaggiare in bicicletta amplifica le sensazioni e il piacere di godere dei luoghi che si raggiungono. Non è la stessa cosa arrivare in una spiaggia deserta parcheggiando l'auto a pochi metri dal bagnasciuga o farlo dopo decine di chilometri lungo stradine solitarie, osservando gli innumerevoli scorci e i dettagli.

Inevitabilmente ci si deve organizzare, scegliere di portare con se le cose essenziali riducendo al minimo il bagaglio. Eppure mi è capitato di aver portato cose superflue, che non ho utilizzato. Come ho constatato in altri campi la scarsità di risorse stimola l'uso efficiente di quelle di cui si dispone e non è necessariamente un male.

E' un peccato che il viaggio in bici sia visto come una scelta stravagante, o la soluzione adottata da un temerario atletico (e io non mi riconosco in nessuno dei due ruoli). In realtà sarebbe alla portata di molti e infatti altrove è così. Ma non in Italia, o almeno non in tutta. E lo si percepisce a partire da come è gestito il trasporto delle biciclette sui treni. Lo spazio dedicato alle bici quando va bene è sfruttato male. In un caso mi è capitato che sia stato convertito con bagagliere per accogliere le valige. Se poi si sceglie di acquistare treni moderni, ATR 365 con spazio per le bici, senza che questi abbiano l'accesso a raso è il chiaro segno che la scelta è fatta più a fini di immagine che con l'intento di incentivare il cicloturismo.

Anche una regione come la Sardegna, che del turismo dovrebbe fare la propria ricchezza incontrastata, non ha ancora adottato quel minimo di accorgimenti per agevolare queste scelte.
Lungo tante delle strade che ho percorso, alcune con molto traffico e pericolose, sarebbe semplice affiancare percorsi ciclabili. Lo spazio non manca e nella maggior parte dei casi basterebbe rendere praticabile quello già disponibile. Oppure la segnaletica, nei fatti carente, potrebbe al contrario indirizzare verso percorsi alternativi meno pericolosi e di maggior interesse per chi viaggia in bicicletta. Può capitare, invece, di cercare un campeggio e non avere nessuna indicazione di quelli presenti nei dintorni, imbattendosi invece nella segnaletica di campeggi a 80 km di distanza. Oppure arrivare all'ingresso di un campeggio chiuso per sequestro giudiziario da mesi, ma regolarmente pubblicizzato nelle mappe distribuite ai turisti o su internet.

Purtroppo ho l'impressione che il turismo sia visto un po' come una sorta di nuovo sfruttamento minerario. Si cerca di prendere il massimo da ciò che c'è senza preoccuparsi di coltivare la risorsa e proteggere ciò per cui le persone visitano quei luoghi.

sabato 14 maggio 2016

Pedalando pensando...



Anche questa volta il viaggio in bicicletta è sfumato, all'ultimo momento. Fortunatamente non soffro della sindrome dell'obbiettivo mancato e il poter vedere comunque posti bellissimi ha ampiamente compensato la piccola delusione. Erano molti anni che non visitavo la Sardegna e per quanto mi ricordassi che fosse bella mi ha ugualmente sorpreso.

Uno dei motivi che mi ha indotto a rinunciare a partire con la sola bici è stata la paura di imbattermi in qualche acquazzone. Non solo durante un trasferimento in bicicletta ma anche durante le soste in campeggio. E in effetti un po' di pioggia l'ho incontrata.

Ma pedalando mi è venuta in mente un'idea: non si potrebbe, visto che ormai il turismo in bici comincia a diffondersi, pensare a qualche semplice soluzione per venire incontro alle poche esigenze dei ciclisti. In particolare i campeggi potrebbero prevedere qualche piazzola, anche più piccola del normale, dotata di semplici ed economiche soluzioni che agevolerebbero non poco i cicloturisti e li invoglierebbero a scegliere un campeggio rispetto ad un altro.

Qualche idea:

  • piazzole con una copertura per riparare dalla pioggia
  • armadietti metallici anche di piccola cubatura per conservare i pochi oggetti di valore o facilmente asportabili dalle bici
  • presa elettrica a bassissimo amperaggio e di tipo standard domestico, quanto basta per ricaricare un cellulare o cose simili. Meglio se questa presa fosse interna all'armadietto così da poter lasciare il telefono o le batterie della fotocamera in carica anche mentre si va in giro
  • rastrelliera dove assicurare la bici 

Questi piccoli di più nella dotazione delle piazzole avrebbero costi bassissimi e penso che costituirebbero un forte richiamo per gli appassionati potendo inoltre essere sicuramente offerti senza costi aggiuntivi.
Altre idee potrebbero essere prese in considerazione. In più si potrebbe pensare ad una sorta di bollino che indica i campeggi ciclo-amichevoli, assegnato da qualche associazione di ciclo-amatori, e che in un apposito sito raccolga la mappa dei vari campeggi e le recensioni dei vari utenti.


giovedì 22 ottobre 2015

Lo stato dell'arte della medicina medioevale

Io ho  firmato


Se vivessimo in un paese normale (intendo dire normale secondo me) un ministro della salute che cura la prefazione di un libro favorevole all'omeopatia dovrebbe dimettersi. Non ho letto il testo, ma un libro che si intitola "Elogio dell'omeopatia" non lascia molti dubbi riguardo alla posizione assunta nei confronti di questa pratica pseudoscientifica.

Delle due l'una:
  • o il ministro non conosce cosa la scienza pensa di questa pratica e allora dovrebbe dimettersi per manifesta ignoranza dei temi di sua competenza
  • o il ministro conosce cosa la scienza pensa e dunque le dimissioni sarebbero dovute per un comportamento doloso nel non indirizzare i cittadini per i quali svolge il ruolo di ministro verso le migliori cure disponibili, sviandoli con pratiche degne della migliore medicina medioevale*.
Purtroppo, o per fortuna almeno di chi con questo commercio ci campa, non siamo in un paese siffatto e i preparati omeopatici sono distribuiti nelle farmacie e persino in alcuni ospedali. Il vero scandalo è questo.

Il ministro della salute si è quindi comportato coerentemente con quanto le leggi di questo Stato consentono. Se per assurdo dovesse "ritrattare" la prefazione all'elogio dell'omeopatia sarebbe come ammettere che lei, il suo governo e i precedenti non hanno curato gli interessi dei cittadini, ma hanno anteposto ad essi gli interessi di qualche migliaio di individui che vive lucrando sull'ingenuità delle persone. 

*Medioevale per modo di dire, nell'ottocento quando fu formulata la teoria dell'omeopatia era già palesemente inconsistente grazie ad Amedeo Avogadro.


aggiornamento

Ho letto la prefazione e confermo l'impressione iniziale: nel mio mondo ideale dovrebbe dimettersi.

Il ministro scrive:
Questa metodica di cura [l'omeopatia] vede ancora aperta la questione del suo riconoscimento.
e ancora
Quello che ci anima è la consapevolezza che si tratta di una questione di grande rilevanza sociale che può aprire a nuove opportunità di cura.
... e se questa è la prefazione...

martedì 20 ottobre 2015

Ieri "Lo ha detto la TV", oggi ...



Tratto da Wikipedia


Seguendo alcuni blog di divulgazione scientifica si ripresenta spesso il tema di come comunicare correttamente ad un pubblico non specializzato le nuove scoperte, spiegare risultati acquisiti da lungo tempo o sfatare i tanti miti e sciocchezze pseudoscientifiche che ostinatamente compaiono o si ripropongono. Non è facile e il rischio di essere inefficaci o peggio di stimolare una reazione opposta a quella che si vorrebbe generare, di curiosità nel conoscere la realtà scientifica delle cose, è molto concreto.

Un esempio di come si informa chi non è abituato a vagliare in modo critico le notizie l'ho avuto di recente. Seguendo gli sviluppi della vicenda cerotto fantastico TaoPatch ho trovato via Facebook la descrizione di una pratica pseudomedica che in qualche modo è considerata affine al cerotto stesso. Al termine della lunga descrizione viene indicata la fonte Wikipedia. Effettivamente è così. Il testo è tratto dalla famosa enciclopedia online con un semplice copia e incolla. Ci sono, sparsi nel testo, anche i numeri dei riferimenti alle note che non sono state copiate. Casualmente però mancano poche illuminanti righe nelle quali si avverte il lettore della totale infondatezza scientifica della pratica medica minuziosamente descritta. E' solo un racconto di fantasia e te lo sto dicendo chiaramente!

Si tratta di un ingenuo caso di cherry picking, talmente facile da smascherare da risultare comico. Quello che mi ha colpito è proprio la semplicità con la quale ci si può rendere conto che la tesi che si sta proponendo è falsa. Evidentemente chi ha citato così chiaramente la fonte è perfettamente conscio che il lettore tipo non cercherà di indagare neanche un po' sulla veridicità dell'informazione. La acquisirà come vera e documentata a prescindere, perché ben si inquadra nel contesto.

Similmente nello stesso profilo Facebook è indicato un articolo su un quotidiano nazionale di primaria importanza che accenna al cerotto ipertecnologico. E' chiaro che lo stesso lettore che non ha verificato la citazione di Wikipedia non baderà troppo a cosa c'è scritto in quell'articolo né indagherà per verificarne la veridicità. Che ne abbia parlato la Repubblica è di per se una legittimazione, una prova. Peccato che quel giornale sia scritto anche da quel genere di lettori.

Immagine tratta dal profilo Facebook TaoPatch


P.S. Avevo inserito il testo non copiato come commento su Facebook, ma dopo qualche minuto il commento è sparito. Sarà un caso?

Aggiornamento del  9 novembre
Non mi ero accorto di aver ricevuto su facebook questo argomentato messaggio in risposta al mio commento. Lo riporto fedelmente:



venerdì 18 settembre 2015

Piccolo TAV


Sono un appassionato di ferrovie e l'idea che la mia città possa dotarsi di una rete di metropolitana leggera non può che apparirmi interessante. Non riesco però a nascondere qualche perplessità rispetto alla reale sostenibilità di un opera così concepita. Qualche considerazione grossolana, ma secondo me sufficiente, per intuire l'ordine di grandezza del problema:
  • Il costo dell'opera è stimato in 550 milioni di euro. Se questo costo dovesse essere coperto, ma non sembra che sia così già nelle intenzioni di progetto, dal prezzo del biglietto (ipotizziamo in 30 anni e secondo le previsioni di traffico) quest'ultimo dovrebbe avere una componente di 1,4 euro solo per questa voce di spesa. Ma pare che non sia così e il costo dell'opera ricadrà in gran parte, per non dire totalmente, sulla fiscalità generale, cioè a carico anche di chi questi treni non li userà mai. Si dovrebbero comunque aggiungere gli oneri finanziari (altri 400 milioni in 30 anni al 5% di tasso?) e prevedibili aumenti dei costi (il 20% in più?).
  • Le stime di traffico parlano di 13 milioni di passeggeri l'anno. Considerando che la capienza dei treni è di 110 persone e immaginando un tasso di riempimento medio del 50% sarebbero necessari 650 treni al giorno 7 giorni su 7. Per avere un confronto attualmente l'esistente metropolitana di Catania effettua un servizio cadenzato di un treno ogni 15 minuti per ciascun senso di marcia nell'arco di 13 ore per un totale di circa 100 treni al giorno, nei soli giorni feriali. Nel 2013 sono stati trasportati in media poco più di 20 passeggeri per treno.
  • Dunque 13 milioni di passeggeri all'anno sono tanti o pochi? è una stima realistica o no? nel 2013 l'insieme di FCE ferrovia circumetnea (110 km), servizio FCE mediante autotrasporto (355 km di linee) e metropolitana di Catania (3,8 km) ha trasportato circa 2,8 milioni di passeggeri all'anno fonte FCE. La linea di autobus "veloce" BRT dell'A.M.T. di Catania che collega la periferia nord della città con il centro sembra abbia un carico di passeggeri annuo intorno ai 2,5 milioni di passeggeri fonte non ufficiale. Pensare che la nuova infrastruttura con un'estensione di circa 20 km gravanti su una parte dello stesso bacino di utenza, e senza arrivare direttamente in centro, riesca a catturare un traffico di 13 milioni di passeggeri appare un po' ottimistico.
Ho l'impressione che non ci siano i presupposti per rendere economicamente sostenibile un'opera del genere, un risultato paragonabile potrebbe essere ottenuto con una spesa di gran lunga inferiore e con maggiore flessibilità, come proprio l'esperienza del BRT suggerisce.
Si pensi infatti che man mano che la futuribile infrastruttura drenerà traffico dalle strade si libereranno spazi per rendere più scorrevole il traffico residuo. In una sorta di equilibrio preda-predatore più traffico sottrae la metro più risulta vantaggioso usare l'auto. Tranne che contestualmente si introducano disincentivi all'uso dell'auto tali da spostare il punto di equilibrio maggiormente a favore del mezzo pubblico. Ma allora non sarebbe molto più economico agire prima di tutto introducendo disincentivi al trasporto privato e favorendo il trasporto pubblico tradizionale, già presente, senza dover costruire nuove infrastrutture?