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sabato 30 agosto 2014

In giro sulle Caronie

Conoscevo queste zone. Ricordavo quanto fossero belli i boschi dei Nebrodi, ma rivederli adesso a distanza di tanto tempo potendo percorrere i sentieri in bicicletta è stata comunque una sorpresa. Non solo i boschi, anche le praterie alle quote più alte si sono rivelate bellissime.


Non è un paesaggio di natura selvaggia e incontaminata dall'opera dell'uomo. Ci sono pascoli, allevamenti, laghetti artificiali, piccole strade asfaltate, ma il tutto risulta armonioso, accettabile anche per un estremista della natura come me.


Si potrebbe fare ancora qualche cosa per mitigare l'inutile impatto antropico. Ad esempio si potrebbe eliminare le opere ormai in disuso, o mai usate, e abbandonate che deturpano inutilmente il paesaggio. Ma è già incredibile, per certi versi tristemente incredibile, meravigliarsi della mancanza di rifiuti lungo i sentieri. 


Sono abituato ai boschi della Montagna deturpati dai tanti rifiuti abbandonati che qui sembra quasi di aver cambiato nazione. Anche se poi basta percorrere in auto la strada verso casa per constatare di vivere sempre nella stessa regione i cui abitanti sono assolutamente privi di amore verso il loro territorio.








Le possibilità di variare gli itinerari nella zona sono veramente tante. Occorre però pianificare con un po' di attenzione il percorso perché non esiste segnaletica e perdersi non è impossibile, considerando anche l'eventuale stanchezza per le salite e il fondo non sempre agevole. In compenso è facile trovare fontanelle e questo è una vera ricchezza che altrove risulta impensabile.


Percorso Valle del Flascio - lago Trearie

lunedì 5 marzo 2012

Ferrovie da ricordare



La giornata delle ferrovie dimenticate è una bella iniziativa. Avvicina tante persone al piacere di andare in bicicletta ed evidenzia alcuni tra i tantissimi beni paesaggistici che abbiamo a disposizione. Ieri ho partecipato alla manifestazione percorrendo la vecchia linea ferroviaria Dittaino - Leonforte.




I paesaggi sono quelli della Sicilia più autentica, sebbene ancora verdi per le recenti piogge. Non si tratta di un lungo itinerario e potrebbe essere benissimo utilizzato come parte di un percorso più impegnativo. Fa parte infatti di quella fitta rete di ferrovie a scartamento ridotto che per alcuni anni ha attraversato la Sicilia. Molto suggestivo con varie gallerie, pendenze e tornanti tipici di una ferrovia di montagna.






Peccato per qualche fuoristrada che si credeva una bicicletta e per la presenza di Eternit e rifiuti vari lungo il percorso. Prima di pensare di farne una Autostrada Ciclabile, come ho paura che succederà con tante delle ferrovie dismesse, non sarebbe il caso di risolvere almeno il problema dei rifiuti abbandonati?




Itinerario in formato Google Earth

giovedì 23 febbraio 2012

Caro Sindaco, #salvaiciclisti



La campagna salva i ciclisti continua e ai punti del manifesto presentato in origine ne vengono aggiunti altri. Continuo ad essere scettico rispetto all'utilità/praticabilità di alcuni di essi.
Lo spirito dell'iniziativa invece, se non lo interpreto male, credo che sia quello giusto: stimolare un dibattito e focalizzare l'attenzione su un tema molto trascurato.
A mio avviso la scarsa attenzione verso una categoria debole come quella dei ciclisti nelle nostre strade è indice di un più generale modo di affrontare certi temi. Si tende a tutelare i forti e scapito dei deboli.
Un modo per cambiare le cose è che la gente cominci ad interessarsi, chieda il cambiamento. Fare politica non è discutere della "convergenza delle linee parallele", ma prendere parte alle decisioni che determinano la nostra vita.

mercoledì 15 febbraio 2012

...e adesso?

Cipollina

Da quando ho aderito all'appello Salviamo i ciclisti mi chiedo cosa si potrebbe fare per evitare una strage di persone che hanno la sola colpa di andare in bicicletta migliorando la qualità della vita anche di chi non ci va. E non ne vengo a capo. Non mi viene in mente nessuna idea rivoluzionaria, non che mi interessi passare alla storia, ma almeno una di quelle ideuzze simpatiche tanto carine quanto inutili. Al contrario mi sto sempre di più convincendo, e ammetto che ne ero già molto convinto, che quello che serve è un cambio di mentalità non tanto di leggi. Regole ce ne sono già tante il piccolo particolare è che non vengono rispettate. Torno adesso dalla pausa pranzo, in bici, e guardandomi intorno è tutto un brulicare di segnali stradali non rispettati, soste nei luoghi più assurdi, cinture non allacciate, conversazioni telefoniche disturbate dall'auto che pretende di essere guidata, pedoni che attraversano ovunque. Quante vite si salverebbero se solo si rispettassero le regole attuali? e che senso ha mettere ulteriori regole durissime per poi non rispettarle? Avete presente, e li ho visti anche oggi, quei limiti di velocità irrealistici tipo: 20 km/h? e tutta la segnaletica messa per una certa occasione e poi mai rimossa?
Aspettando l'idea risolutrice ho deciso di dare qualche colpo di pedale durante la pausa pranzo. Non lo farò sempre ma ogni tanto si. In fondo una persona in più in bici in città sarà pur sempre da stimolo per qualcuno. Come le brutte abitudini anche le buone inducono emulazione.

P.S. se mi dovessero arrotare sfruttate tranquillamente il mio caso per rinfocolare la campagna  Salviamo i ciclisti. Vi assicuro che non mi offenderò.

Iris e panzerotto alla crema bianca



mercoledì 8 febbraio 2012

Salviamo i ciclisti

The Times Cities fit for cycling


Andare a lavorare con la bici è stato sempre un mio desiderio. Quasi mai sono riuscito nell'impresa.
Perché di impresa si tratta. Non per l'eccessiva distanza o per le salite, ma per il traffico caotico.
Solo andando in giro su due ruote, meglio se a pedali, ci si rende conto dei rischi enormi.
Quando Paolo mi ha proposto di sottoscrivere l'appello per richiamare l'attenzione sul problema ho quindi accolto con estremo favore la sua iniziativa.
I punti presenti nell'appello, tratti da un'iniziativa del giornale The Times, forse non sono le principali priorità per le tante realtà presenti in Italia. Ma quello che conta è sollevare con forza il problema. Troppe persone perdono la vita a causa di regole non rispettate o inadeguate. Partire da un caso tragico come quello che ha dato il via a questa iniziativa non è sciacallaggio come qualcuno potrebbe pensare. E se anche non ci fossero tante vite distrutte incentivare l'uso della bicicletta aiuterebbe ad aumentare la qualità della vita di tutti.

domenica 1 gennaio 2012

Bilancio e buoni propositi


Oltre 2200 km in un anno, per me, non sono pochi. In effetti si tratta solo di 6,5 km al giorno, ma considerando che riesco ad andare in bici neanche 5 volte al mese non mi sembra proprio male. E poi anche quando percorro pochi chilometri si tratta quasi sempre di fare non poche salite. Insomma non mi sembra proprio poco. Quest'anno però vorrei fare di meglio: obbiettivo 10 km al giorno. Tanto per cominciare oggi ho pedalato sulla neve, una prima assoluta. Non che sia un gran divertimento, ma era giusto per vedere l'effetto che fa. 


P.S. questa notte verso le 24 (dormivo beatamente da almeno un'ora) hanno cominciato a sparare fuochi d'artificio da tutte le parti. Qualcuno ha idea di cosa sia successo?

giovedì 27 ottobre 2011

Pista ciclabile o piccola autostrada?



I miei viaggi sono sempre più disorganizzati e così mi sono imbattuto in una splendida pista ciclabile per puro caso: l'Alpe Adria. E' ancora in via di allestimento e non è un lavoro da poco.
L'Alpe Adria è costruita sfruttando in gran parte il tracciato dismesso della ferrovia Udine - Tarvisio (Pontebbana). Iniziativa lodevole e potrebbe sembrare impossibile trovare qualcosa che non va in un progetto del genere. Eppure, forse, si poteva fare qualche cosa di meglio e spendere meno. Forse si poteva evitare di asfaltare tutto il percorso con tanto di piazzole di sosta e segnaletica orizzontale. Questo rende sicuramente più agevole pedalare, ma rende un po' meno armonico con la natura l'uso della bici. E' vero ci si muove comunque lungo un percorso assolutamente artificiale, ma lasciare il tracciato in terra battuta avrebbe sicuramente ridotto l'impatto ambientale oltre che visivo. E l'illuminazione delle gallerie, seppur a basso consumo, era proprio necessaria? inoltre tutto il tracciato risulta più alto rispetto all'originario piano del ferro. Questo ha comportato un intervento di adattamento dei ponti, sia in ferro che in muratura, che forse si poteva evitare.

Per contro l'aver eliminato in maniera quasi totale qualunque traccia degli impianti ferroviari costituisce forse una perdita dal punto di vista di un'archeologia industriale che altrove si tende ormai a valorizzare. Si sarebbe potuto lasciare tracce della palificazione, del sistema di segnalamento o dell'arredamento delle stazioni creando un ulteriore motivo di attrazione per i tanti appassionati di ferrovie e non solo.


  



lunedì 24 ottobre 2011

Il paradosso della bicicletta

Mi è capitato recentemente di leggere in qualche blog della necessità di usare la bicicletta sia come personale contributo alla riduzione dell’inquinamento che come stimolo verso gli altri ad un uso più attento dell’auto.
Viene indicato il raggiungimento di una non ben definita “massa critica” come valido sistema per influire sulle abitudini della comunità.
Credo che sia necessario chiarire i termini del problema. E’ evidente che l’uso della bicicletta, anche da parte di un solo individuo, riduce l’uso di mezzi più inquinati. La bicicletta è quasi sicuramente il mezzo di trasporto con il maggior rapporto tra carico utile ed energia impiegata. La bicicletta riduce anche l’uso di risorse, spesso ignorate, come lo spazio urbano. Per contro chi usa la bici è forse più esposto all’inquinamento, prodotto da altri, anche in considerazione del maggior sforzo fisico a cui è sottoposto. E’ evidente poi come sia soggetto ad un maggior rischio di incidenti, sia come frequenza degli stessi che come gravità.
Il paradosso della bicicletta consiste nel fatto che un maggior numero di bici circolanti, in sostituzione di altrettante auto, libera spazio utile per l’uso di altri mezzi di trasporto generalmente più inquinanti. Si instaura così una sorta di sistema preda/predatore in cui un comportamento virtuoso (l’uso della bici) promuove un comportamento di segno opposto.
Ciò che realmente potrebbe fare la differenza è il cambio di mentalità di chi usa la bicicletta. La presa di coscienza che certi comportamenti  (come l’uso eccessivo dell’auto) sono lesivi per il bene comune dovrebbe indurre a chiedere a chi amministra la cosa pubblica di definire regole nuove che obblighino, queste si, ad assumere tutti comportamenti virtuosi.