martedì 24 giugno 2014
Diritto negato
Può sembrare una piccola cosa, ma evitare di pagare i bollettini postali presso gli uffici, eseguendo invece un semplice bonifico bancario, costituisce un piccolo risparmio economico e un grosso risparmio di tempo. Eppure quasi nessuno è al corrente di questa possibilità Decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5.
Avete notato che sui bollettini postali è presente uno spazio IBAN le cui caselle sono riempite con asterischi?
In questi giorni, stanco di sospettare che mi stessero negando un diritto, ho deciso di andare in fondo alla cosa e così ho scritto all'azienda ABC S.p.A. un email.
La prima risposta è stata che i bonifici non si potevano fare e che l'IBAN che mi ero procurato qui corrispondeva ad un conto estinto. Ho risposto chiedendo conferma che quel conto, le cui ultime cifre erano le stesse indicate nel bollettino, fosse realmente estinto.
Nuova risposta dall'azienda che si correggeva in merito all'estinzione del conto, perfettamente in salute, ma mi sconsigliava di fare un bonifico suggerendomi un bollettino in bianco (perché? non gli ho mai detto di aver perso quello che mi hanno spedito).
Dopo questa risposta ho effettuato il bonifico ringraziando via email per la cortesia dimostratami. Da oggi penso proprio che farò così con tutti i pagamenti su conti postali.
P.S. Perché sprecare del tempo facendo leggi che non vengono fatte rispettare?
domenica 20 aprile 2014
Aumento negativo
Osservando la natura è facile riconoscere correlazioni o apparenti regolarità nel succedersi di eventi. Queste sembrano spesso indicarci la strada per comprendere i meccanismi che governano gli eventi. Non di rado però è solo un'illusione, il desiderio di trovare una spiegazione si scontra generalmente con la complessità dei sistemi e con la scarsa conoscenza che riusciamo ad avere di essi. E' fin troppo facile cadere nella tentazione di associare ad una correlazione un meccanismo causa-effetto, e questo è un errore frequentissimo nella vita di tutti i giorni. Ma accade anche a chi, in teoria più attrezzato di "anticorpi", si occupa per lavoro di osservare la natura nella speranza di comprenderne le leggi.
Recentemente ordinando alcuni dati relativi ad un fenomeno spettacolare di un celebre vulcano di cui non faccio il nome, osservavo come sia semplice cadere in errore. Il primo grafico mostra la sequenza di fontane di lava negli ultimi 25 anni. Per ciascuna è indicato in ordinata l'intervallo temporale, in giorni, che la separa dalla precedente. Tracciando la retta di regressione di questa serie di dati si osserva come gli intervalli tra due episodi stiano diventando più brevi. Semplice e lineare si potrebbe dire.
Il secondo grafico mostra gli stessi valori in ordinata, ma ponendo in ascissa non l'indice progressivo dell'episodio eruttivo, ma la data nella quale esso si è verificato. Ricavandone la retta di regressione si osserva in questo caso come gli intervalli tra due episodi stiano diventando più lunghi.
Ops! ma si tratta di un risultato opposto. Com'è possibile? in fondo i dati sono gli stessi, gli intervalli temporali sono sempre quelli. Gli intervalli si, ma ciò con cui sono confrontati no. E questo è sufficiente a rendere i due grafici una descrizione diversa di uno stesso fenomeno. Banale, ovvio per chi ha un minimo di abitudine ad un approccio razionale alle cose. Troppo spesso però non è così. La "realtà" la si tenta di descrivere dimenticandosi che il punto di vista è determinante. Chi osserva è parte del sistema osservato almeno nel senso che la scelta dei parametri utilizzati sono determinanti nella descrizione del fenomeno. E se questo è vero per un asettico fenomeno naturale figuriamoci cosa accade nelle umane vicende.
Ops! ma si tratta di un risultato opposto. Com'è possibile? in fondo i dati sono gli stessi, gli intervalli temporali sono sempre quelli. Gli intervalli si, ma ciò con cui sono confrontati no. E questo è sufficiente a rendere i due grafici una descrizione diversa di uno stesso fenomeno. Banale, ovvio per chi ha un minimo di abitudine ad un approccio razionale alle cose. Troppo spesso però non è così. La "realtà" la si tenta di descrivere dimenticandosi che il punto di vista è determinante. Chi osserva è parte del sistema osservato almeno nel senso che la scelta dei parametri utilizzati sono determinanti nella descrizione del fenomeno. E se questo è vero per un asettico fenomeno naturale figuriamoci cosa accade nelle umane vicende.
martedì 11 marzo 2014
Piccoli soprusi
- Buon giorno, dovrei ritirare una raccomandata.
- E' presto, c'è scritto dopo le 10:30.
- Ma c'è scritto dopo le 10:30 del primo giorno lavorativo successivo alla data dell'avviso. L'avviso è del 7 marzo l'indomani, giorno 8, era sabato ed era lavorativo. Oggi è il 10 quindi ...
Niente da fare ho potuto ritirare la raccomandata solo l'indomani l'11.
giovedì 31 ottobre 2013
Riserva artificiale
Percorrendo la riserva da sud a nord si attraversa quello che secondo me è il luogo più bello di quest'oasi: un piccolo tratto dal quale si perdono di vista tutte le strutture costruite dall'uomo, sia le case bianche della recente aggressione alla costa, sia i resti di quello che fu nel corso dei secoli un centro "industriale". Con un minimo di fantasia si può immaginare cosa dovesse essere un tempo la costa sud orientale di quest'isola, un susseguirsi di spiagge sabbiose, dune coperte di vegetazione bassa, paludi costiere.
Attraversando questi luoghi mi meraviglio di come si siano salvati miracolosamente eppure non sono del tutto soddisfatto. L'attuale gestione della riserva sta provvedendo, ormai da diversi anni, al recupero di alcune strutture e alla costruzione, da zero, di piccole opere sulla cui utilità sono molto perplesso. Si tratta di muretti a secco e scale in pietra. Non credo che ci sia una reale necessità di queste opere, se non la volontà di dare lavoro e rendere più "digeribile" questi pochi ettari di territorio sottratti allo sfruttamento selvaggio.
Siamo quindi ancora in presenza di un'idea di tutela della natura che prevede la necessità di interventi umani quasi che la natura avesse necessario bisogno del nostro intervento. Certo per quanto apparentemente naturale anche questa riserva è profondamente segnata dall'intervento dell'uomo nel corso dei secoli. E forse è proprio per questo che sarebbe bello se la si lasciasse fare il suo corso rendendo visibili il meno possibile le nostre tracce.
L'aspetto che rischia di assumere questo luogo è quello di uno splendido giardino all'italiana, magari ben curato e forse addirittura libero dai rifiuti portati dalle onde o lasciati da bagnanti incivili, ma non riesce ancora a rendere l'idea di una riserva di natura libera dall'ormai onnipresente presenza dell'uomo. Sarà solo una splendida riserva artificiale di simulata naturalità.
domenica 22 settembre 2013
Lago Zoppillo
Ho voglia di partire. Niente viaggi organizzati ovviamente, un po' di avventura e tanta natura.
Nel frattempo mi accontento di quel che c'è nei dintorni. In fondo non è così male.
Non è solo la ferrovia ad essere stata abbandonata, anche strade, attività commerciali, campi agricoli e altre infrastrutture sono in totale abbandono. E' strana la sensazione che mi trasmette; da un lato l'idea di uno spreco immenso di risorse, dall'altro il piacere di vedere la natura (uomo escluso) che si riappropria dei suoi spazi. Una piccola soddisfazione dopo aver visto a un centinaio di chilometri da qui lo scempio che si sta facendo di splendide campagne costruendo inutili autostrade.
Nel frattempo mi accontento di quel che c'è nei dintorni. In fondo non è così male.
Non è solo la ferrovia ad essere stata abbandonata, anche strade, attività commerciali, campi agricoli e altre infrastrutture sono in totale abbandono. E' strana la sensazione che mi trasmette; da un lato l'idea di uno spreco immenso di risorse, dall'altro il piacere di vedere la natura (uomo escluso) che si riappropria dei suoi spazi. Una piccola soddisfazione dopo aver visto a un centinaio di chilometri da qui lo scempio che si sta facendo di splendide campagne costruendo inutili autostrade.
giovedì 15 novembre 2012
Impianto fotovoltaico ecoillogico
Parlando di risparmio energetico il più delle volte si pensa al consumo delle auto o alle lampadine a risparmio energetico. Ci si concentra così sulla parte di energia impiegata nel funzionamento delle apparecchiature dimenticando la quota energetica impiagata per produrre quella data macchina. Alla stessa maniera ci si dimentica dell'energia impiegata nel realizzare, mantenere e gestire le infrastrutture necessarie per far correre le auto o i treni. Un caso a mio avviso emblematico, ma ovviamente potrei sbagliarmi, è quello rappresentato da una serie di gallerie presenti sulla nuova autostrada Catania - Siracusa. Costruite, per quel che si può vedere, secondo elevati livelli di sicurezza. Sono dotate di potenti sistemi di ventilazione, illuminazione estremamente potente, impianti di videosorveglianza, sistemi di monitoraggio dell'aria, sistema informativo con pannelli luminosi forse anche un po' ridondanti. Tutto questo ben di Dio ha evidentemente un costo energetico alto, molto alto. Forse per compensare questi enormi consumi energetici al di sopra delle gallerie sono stati installati vasti impianti fotovoltaici. Bene sembrerebbe un bell'esempio di attenzione ecologica se non fosse per un piccolo, forse banale particolare.
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| Immagine di Google Earth |
Le gallerie in questione sono, come si suol dire, artificiali. Non per distinguerle da inesistenti gallerie naturali utilizzate dai percorsi autostradali, ma nel senso che sono state costruite scavando una trincea, costruendo le singole canne delle gallerie e quindi ricoprendo tutto con terra di riporto. Bene non riesco a capire il senso di tutto ciò in questo caso. Guardando le immagini di Google Earth fortunatamente scattate esattamente durante il periodo della realizzazione si vede come non ci fosse nulla, se non campi coltivati e qualche stradina, sul tracciato delle gallerie. E allora perché questo sforzo costruttivo enorme che, fatto più grave, obbliga per tutta la durata di vita di queste gallerie a consumare una grande quantità di energia? Non sarebbe stato più logico lasciare il percorso in trincea? si sarebbe consumato meno cemento, non sarebbe stato necessario installare tanti impianti di servizio e in fin dei conti l'autostrada sarebbe costata molto di meno.
Ma forse era proprio questo che si voleva evitare.
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| Immagine di Virgilio Mappe |
martedì 4 settembre 2012
Il rispetto delle regole
E' iniziata una raccolta di firme per chiedere l'istituzione del limite dei 30 km/h in tutte le strade urbane. Bello! ma sarà realistico? ho la sensazione, non troppo vaga, che una norma del genere si tradurrebbe nell'ennesima regola che nessuno fa rispettare. O meglio ogni tanto qualcuno incapperebbe nel controllo severissimo, ma sarebbe solo un caso. Vivo in una città dove le regole sono consigli non rispettati. Qui siamo oltre, molte strade del centro hanno un bel limite a 20 km/h.
Mi sbaglierò ma credo che più delle regole severe quello che serve è il rispetto delle regole.
Non solo in città. Anche lungo le strade che salgono in montagna è possibile scorgere severissimi limiti di velocità a 20 km/h. Chissà come vengono interpretati dai tanti motociclisti che salgono lungo queste strade come fossero in pista. Ma devo dire che anche un ciclista ben allenato, nonostante la dura salita, sarebbe a rischio multa.
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